Luigi Sabbetti

Come trovare un hosting SEO-friendly durante il cambiamento del dominio del vostro progetto di e-Commerce. Come influisce sulla posizione di ricerca e sulla strategia di marketing


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Prima ancora di entrarci, una pagina web si fa notare dal suo nome di dominio. È possibile che siate insoddisfatti del vostro dominio attuale, e desideriate cambiare: prima di farlo, ci sono alcune cose che vanno sapute.

I motivi che possono spingere ad un cambio di dominio possono essere diversi: magari la vostra attività ha cambiato nome, oppure semplicemente ne avete trovato uno migliore che potrebbe portare più visite. Per un progetto di e-Commerce, un buon dominio può fare veramente la differenza.

Per avere successo, oltre a scegliere adeguatamente il nome di dominio, bisogna anche comprendere il ruolo dell’hosting nell’indicizzazione di Google. Solo scegliendo un provider corretto potrete avere successo su internet.

Come scegliere correttamente l’hosting

Affinché il vostro sito possa essere visitato da utenti di tutto il mondo, è necessario che esso sia ospitato su un server. La funzione dei provider è proprio quella di mettere a disposizione dei server sui quali ospitare la vostra pagina in modo che essa possa essere facilmente raggiungibile. Potete leggere qui alcune recensioni interessanti su questi strumenti. Non tutti gli hosting sono uguali: così come tutti i servizi di qualsiasi tipo, ve ne sono alcuni migliori di altri, o che comunque sono più adatti alle vostre esigenze. Ecco come distinguere quelli di qualità

Tempo di uptime adeguato

L’uptime del sito è il lasso di tempo durante il quale esso rimane continuativamente online. Un tempo di uptime del 100% è ovviamente impossibile, ma più esso è alto e meglio è.

Una pagina che è spesso offline può allontanare i potenziali utenti. Chiaramente, se una pagina si blocca frequentemente non avrà un gran pubblico. Per di più, una pagina con un basso tempo di uptime è penalizzata non solo dai visitatori, ma anche da Google. La visibilità di un sito nei motori di ricerca dipende dal SEO: Google assegna un punteggio SEO molto più basso alle pagine con scarso uptime rispetto a quelle che sono online la maggior parte del tempo. Questo è anche dovuto al fatto che i crawler, trovando il vostro sito offline, lo potrebbero ignorare, rendendola temporaneamente introvabile sui motori di ricerca.

Buona velocità di caricamento

Molti dei problemi che derivano da un basso tempo di uptime si ripresentano nel caso di una scarsa velocità di caricamento della pagina. Secondo la maggior parte degli utenti, il tempo di caricamento non dovrebbe mai superare i tre secondi. Lo dice anche Google, che assegna nel motore di ricerca una priorità minore alle pagine lente; di conseguenza, un buon provider di hosting dovrebbe porre la massima attenzione alla rapidità delle pagine che ospita.

Presenza di una Content Delivery Network

Una Content Delivery Network (o CDN) è un servizio molto importante che alcuni provider offrono. È una rete di server altamente distribuita, che permette a utenti di tutto il mondo di collegarsi facilmente e rapidamente alla vostra pagina, indipendentemente dalla vostra e dalla loro posizione geografica.

I vantaggi di usare una CDN sono davvero molti, soprattutto se si vuole intraprendere un’attività commerciale online. Grazie alle Content Delivery Network, la vostra pagina potrà essere in grado di offrire prestazione elevate a utenti da tutto il globo, assicurandosi così una vasta utenza e, soprattutto, anche un elevato punteggio SEO. Data l’elevata concorrenza, trovarsi nei primi posti della classifica di Google è importantissimo, motivo per il quale l’uso di una CDN è consigliato.

Tipo di hosting

Come è stato già spiegato, il compito principale degli hosting è quello di ospitare un sito in modo che tutti possano accedervi. Più è lo spazio disponibile, più ricca di contenuti può essere la pagina: dall’altra parte, questo potrebbe contribuire a far aumentare il prezzo.

Alcuni provider offrono, ad un prezzo ribassato, l’acquisto di un hosting condiviso. Ciò significa che più pagine web sono ospitate su uno stesso server, condividendo lo spazio. Ecco qui tutte le informazioni sul funzionamento dell’hosting condiviso.

Può sembrare conveniente, ma in realtà in alcune circostanze può rivelarsi svantaggioso. Infatti, più cresce il numero di pagine ospitate su un singolo server, più diminuisce il numero di risorse che esso può dedicare a ciascuna, rendendole così più lente, meno efficienti, maggiormente soggette a blocchi e a crash. Tutte cose che sono penalizzate da Google.

Inoltre, c’è anche la possibilità che, a vostra insaputa, il vostro sito condivida la propria “casa” con una pagina che pubblica articoli fuorvianti o di spam. Dato che questo tipo di siti sono penalizzati nei motori di ricerca, c’è la possibilità che anche quelli che condividono il loro stesso spazio siano segnalati da Google come non attendibili. Scegliete l’opzione che fa per voi a seconda della tipologia di sito che volete creare.

Quando e come migrare

Una volta che avete scelto quale hosting utilizzare potete iniziare a migrare il vostro sito. È fondamentale che effettuiate la migrazione durante un orario di basso traffico per evitare che le visite calino. A questo scopo si può utilizzare Google Search Console, uno strumento che permette di monitorare tutte i dati sulle visite al proprio sito, incluse le fasce orarie più trafficate.

È meglio non migrare durante grossi cambiamenti alla propria pagina: nel caso che si verifichino problemi, risulterebbe complesso individuarli. A questo punto, una volta eseguito il backup del sito, si può procedere con la migrazione.

Migrazione manuale e migrazione automatica

Il primo metodo è effettuare un trasferimento manuale, copiando sul proprio computer i file e la struttura del database del sito per poi ricaricarli sul nuovo dominio.

È la modalità che permette un controllo maggiore da parte dell’utente, poiché sarà lui ad essere completamente a carico dell’operazione. Di contro, si tratta anche del modo più difficile, perché bisogna modificare diversi file di configurazione del proprio sito, e le possibilità di errore possono essere molte se non si sa esattamente cosa si sta facendo.

Il secondo metodo è quello che prevede l’utilizzo di plug-in: si tratta di programmi, scaricabili direttamente da WordPress, che permettono una migrazione automatica verso il nuovo dominio. Il plug in più consigliato per il trasferimento è All-in-One WP Migration, in grado di esportare un sito WordPress, incluso il database e la cartella media, senza dover possedere alcuna conoscenza tecnica particolare.

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